Nietzsche is not enough

Vorrei avere sempre della gran burocrazia da fare, perché quando ho della gran burocrazia il mio cervello si ribella e mentre metto insieme scartoffie piene di errori, lui continua a girare per i ca**i suoi e a me vengono delle grandi curiosità e delle grandi tempeste. Mi smarrisco un po’ nel regno delle potenzialità, anche se non ho le energie per realizzare tutto quello che vorrei realizzare. Oppure, riprendo in mano dialoghi lasciati a metà anni prima: una volta stavo in vacanza con la mia famiglia in qualche borgo toscano vicino Siena, era luglio ed tutto era un abbaglio. Le … Continua a leggere Nietzsche is not enough

Quasi d’amore.

Non esistono perfezioni, ma l’ho scoperto piuttosto tardi. Quando ho capito che le cose non stavano come le avevo immaginate da bambino, ho provato delusione ma anche sollievo. Mi è mancata la terra da sotto i piedi, e allo stesso tempo mi sono sentito assolto: non ero tenuto ad essere impeccabile. “Muoviti!” mi disse tirandomi per la manica, mentre correva con le sue gambe da airone che non sapevano più di ragazzina senza essere ancora quelle di una donna. I suoi malleoli distruggevano i fili d’erba alta che osavano ostacolare la sua corsa furiosa e leggera; quando sfioravamo le mulattiere … Continua a leggere Quasi d’amore.

Il tuo lavoro non è la tua vita (HAHAHA SEMBRA UN TITOLO DI INTERNAZIONALE BY OLIVER BURKEMAN)

Incredibile, l’ultima volta che ho scritto due righe eravamo nel decennio scorso. Uh, come passa il tempo. Vorrei parlare di alcune cose sciocche, al mio solito, che tramite un procedimento induttivo mi rivelano aspetti più en profondeur del nostro miserando passaggio su questa terra. In generale sto ricavando qualche saggezza dai miei 30s: tipo non lo so, che io non sono il centro dell’universo; che quello che ritengo importante è decisamente più trascurabile di quanto io non creda. Su questo aspetto ci sto ancora lavorando: è difficile arrendersi alla mediocrità se da bambino eri il più bravo a scrivere in … Continua a leggere Il tuo lavoro non è la tua vita (HAHAHA SEMBRA UN TITOLO DI INTERNAZIONALE BY OLIVER BURKEMAN)

Tu vuo’ fa’ l’Americano (Campari, vermut e una spruzzata di soda).

Comunque, io le prendevo. Se da piccolo facevo il cretino, le prendevo. (intravedo già pedagoghi contemporanei che si stracciano le vesti per l’orrore) Non so, magari sono stato l’ultimo bambino nell’Occidente industrializzato a prenderle. (Te ne do tante che te le ricordi finché non vai militare era un simpatico refrain di mia madre, che evidentemente non sapeva che il servizio di leva obbligatorio è stato abolito per la classe 1989) Il punto è che facevo (faccio) piuttosto spesso il cretino; credo di aver messo a dura prova la pazienza dei miei genitori. Ricordo anche un memorabile manrovescio di mio padre … Continua a leggere Tu vuo’ fa’ l’Americano (Campari, vermut e una spruzzata di soda).

30 anni, Bologna, dicembre.

  Ma in fondo, che ne so? C’è sempre uno iato considerevole fra il nostro lavoro di insegnanti e le persone che siamo. Ogni mattina io sono deputato a “sapere”, devo rispondere a domande che spaziano dalla perifrastica passiva (non lo so nemmeno io) alla mia opinione sulla trap. A volte si gioca un po’ di immagine, non c’è dubbio: più che conoscere bene la materia (anche il più preparato ha qualche lacuna qui e là), a volte ho l’impressione che mi sia richiesta un po’ di autorevolezza. Per autorevolezza intendo quella sensazione rassicurante tipica dell’infanzia per cui c’è sempre … Continua a leggere 30 anni, Bologna, dicembre.

Comodità dannose.

Tre cose che trovo assurde: 1- Se sei in salute, utilizzare la macchina in città per spostamenti entro i 10 km è PURA FOLLIA. (Facciamo 5 per i meno allenati, ma vi garantisco che dopo un mese 10 km diventano un’inezia). Il freddo, dopo 5 minuti di pedalata, non lo senti più e anzi, ti pentirai del tuo maglione di lana. 2- Le persone cresciute in un modello di sviluppo economico diverso da quello che, spero, si sta profilando all’orizzonte, faranno una fatica immane a rinunciare alle piccole comodità che garantiscono i combustibili fossili o la plastica. Dobbiamo combattere anche … Continua a leggere Comodità dannose.

Ho giocato a calcio

male, chiaramente. Non per mia volontà. Serviva il decimo giocatore a degli amici che giocavano sotto casa e che fai, dici di no? Tuttavia, se non sei buono a 13 anni, di certo non lo diventi a 29. Se volete saperlo la partita di calcio era a squadre miste. Mi hanno piazzato in porta e ho preso due goal da una giocatrice incredibilmente valida. Il fatto è che il pallone mi fa paura perché mi sembra mi arrivi in pieno volto. E poi sono una piaga. Ieri in bici da corsa in discesa mi è arrivata un’ape sul braccio mentre … Continua a leggere Ho giocato a calcio

Vita nova

Faccio fatica a liberarmi da schemi passati, suppongo si possa parlare di “traumi”, così tendo a vedere vecchie sofferenze un po’ dappertutto. Ma categorizzare di continuo, leggere la realtà tramite paradigmi immutabili è la colpa più grave che si possa imputare ad un individuo, ma non solo: è l’unico vero sintomo dell’invecchiamento. L’estate è passata più o meno velocemente, e agosto è stato decisamente più sopportabile rispetto a quello dell’anno scorso. Ho letto libri di storia da cui ho tratto la conclusione che i miei troubles e la mia persona a vario titolo valgono meno di zero in quest’universo. Non c’è … Continua a leggere Vita nova

Sera, tecnologia e Mediterraneo.

Sera, quasi mezzanotte. Il computer è silenzioso, aperto sulla scrivania, circondato da libri che potrebbero offrire una qualche soluzione. A cosa, poi? Difficile a dirsi, ma di fatto mi piace pensare che ogni autore della storia  della letteratura abbia scritto per rispondere a qualche mancanza. Accanto al computer c’è una tazza di caffè appena fatto. Il vapore che esala è ipnotico, crea figure evanescenti e scompare. Mi siedo, accendo la lampada da tavolo, il silenzio è appena disturbato dai suoni della collina: volatili notturni, stormire di foglie alla minima bava di vento, un neonato che vagisce, in lontananza;  è difficile … Continua a leggere Sera, tecnologia e Mediterraneo.

Cene finali, mia madre e Albert Camus

Sono sommerso di burocrazia, giugno si sa, è così. Da una parte detesto le carte che devo produrre al lavoro, per la dichiarazione dei redditi e via dicendo; dall’altra la burocrazia è figlia dell’Illuminismo che scelse di abolire i privilegi nobiliari aprendo ad un rapporto più diretto fra il cittadino e lo Stato; quindi alla fine sopporto e grido Allons enfants de la Patrie! In realtà la dichiarazione dei redditi è, tutto sommato, il prezzo dell’entrata nella vita adulta, come l’ansia, le bollette, chiamare il medico senza farlo fare alla mamma. Per quanto concerne il mio modesto lavoro di insegnante … Continua a leggere Cene finali, mia madre e Albert Camus